SILIMAP PNGIl fegato grasso o “steatosi epatica”, è caratterizzato dall’aumento dei depositi di grasso nell’organo epatico, sotto forma di piccole all’interno delle cellule epatiche. Quando più del 30% dell’intero fegato è interessato da questo fenomeno, l’organo si ingrossa e appare in ecografia, con un aspetto brillante che viene segnalato nel referto, come steatosi di primo, o secondo, o terzo grado di severità, a seconda dell’infiltrazione di grasso. Quando oltre alla presenza di grasso, si registrano anche alterazioni degli esami funzionali (transaminasi, gamma – GT superiori a 40 e 60 UI/L), i medici non parlano più di steatosi, ma di steato – epatite, ovvero di infiammazione cronica del fegato, complicanza che si riscontra in un 10 – 20% dei casi e che può provocare dopo 10 – 15 anni e anche più, una fibrosi del fegato irreversibile (cirrosi epatica) causa del tumore primitivo del fegato (epatocarcinoma).

Quali sono le cause della steatosi epatica e della steato – epatite?

 

L’aumento di grasso nel fegato, dipende spesso da un’alimentazione ipercalorica, ricca di grassi animali, causa di obesità oppure da un eccesso di glucosio e lipidi (trigliceridi e colesterolo) nel sangue, come accade nel caso di diabetici o in chi è affetto da ipercolesterolemia o ipertrigliceremia familiare. In altri casi, l’accumulo di grasso è una reazione del fegato all’abuso di alcol (più di 2 bicchieri di vino o una lattina di birra o ancora un bicchierino di superalcolici al giorno, per molti anni, rappresenta per i medici un vero e proprio abuso di alcol.)

Più raramente la steatosi epatica può essere provocata dall’assunzione di farmaci tossici per il fegato, come le chemioterapie, le terapie neurologiche o psichiatriche o ancora farmaci antiritmici (amiodarone). Eccezionalmente anche un improvviso calo di peso del 10 – 20% in un anno, può essere responsabile di steatosi e steato –epatite. Infine, anche i calcoli alla colecisti possono essere possibili cause della malattia epatica, che si può manifestare anche in persone sane, giovani, con peso corporeo nella norma, senza un apparente causa. L’unico segnale in questi casi, è l’ingrossamento del fegato, visibile con un’ecografia che si fa a volte per altre ragioni e l’alterazione degli esami funzionali epatici. La biopsia epatica è stata sin’ora l’unico esame diagnostico in grado di svelare, con l’esame istologico, la presenza di steatosi epatica: non solo, ma la biopsia è in grado anche di individuare un’eventuale infiammazione (steato –epatite) e una prognosi precisa, grazie all’evidenza della fibrosi del fegato.

Le cause che però determinano la malattia in persone sane, sono poche note, molto probabilmente sono collegate a fattori congeniti, come un difetto metabolico, l’incapacità da parte del fegato di smaltire le sostanze nocive che si accumulano intossicando l’organo.

Come si diagnostica una steatosi epatica e una steato – epatite

 

Nessun esame é in grado di quantificare il danno infiammatorio e quindi la gravità della patologia che può evolvere in cirrosi e poi in tumore del fegato. Sino a poco tempo fa l’unico test disponibile era la biopsia epatica; oggi l’epatologo ha un dispositivo simile ad un ecografo, detto fibroscan che, grazie all’elastosonografia, permette di valutare in modo accurato, ripetibile e indolore per il paziente, sia il grado della steatosi, che il livello di fibrosi del tessuto epatico.

La semplice steatosi nel fegato, non richiede alcuna terapia, secondo gli epatologi, ma solo controlli annuali ecografici e biochimici (transaminasi e GGT). In caso di steatosi – epatite invece, più grave, la terapia consiste nella rimozione della causa principale che ha determinato la malattia e che può essere: il diabete, l’abuso di alcol, l’obesità, l’impiego di farmaci tossici per il fegato.

Se invece non è possibile identificare una causa precisa della steatosi, la terapia si basa sulla combinazione di esercizio fisico e assunzione di anti – ossidanti, sostanze che agiscono come protettori per il fegato. E’ il caso di due molecole in particolare: il glutatione e la silimarina che se assunti nei dosaggi indicati, sono una vera e propria terapia d’urto per chi ha un accumulo di grasso eccessivo nel fegato, anche se non si tratta di farmaci, ma di integratori. ll quantitativo da ingerire è elevato, circa 400 mg al giorno per tre mesi. L’altra indicazione data dagli epatologi è quella di associare gli integratori con le vitamine, in quanto solo così le sostanze antiossidanti possono risultare effettivamente efficaci nel proteggere il fegato.

Ottimi risultati in diversi pazienti con fegato grasso, senza una causa ben definita, li ha dati il Silimap della ditta Appin, che unisce una compliance ottimale , essendo un prodotto che si assume in monosomministrazione, ad un dosaggio netto di Silimarina di 360 mg a capsula.
Tra pochi mesi sarà disponibile il LIVERSAFE, mix di silimarina e antiossidanti.

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